Cava
Area estrattiva presso Rumanedda.
Rischio
Moderato
Distanza aeroporto
10,94 Km
Cave e aree estrattive
Aree artificialiLe cave e le aree estrattive sono siti specifici dove avviene l'estrazione dalla terra di materiali naturali, utilizzati per scopi industriali, edilizi e di produzione. Questi materiali includono pietre, sabbia, ghiaia, argilla, minerali e altre risorse geologiche- Queste aree creano involontariamente habitat artificiali molto attrattivi per diverse specie di uccelli, particolarmente quelle rupicole.
Le pareti verticali create dall'attività estrattiva riproducono perfettamente l'habitat naturale di specie come taccole e piccioni, che vi stabiliscono frequentemente colonie numerose. I cumuli di materiale estrattivo, specialmente se sabbioso o ghiaioso, attirano specie come gruccioni e topini che vi scavano i nidi.
L'eventuale presenza di acqua, dovuta all'intercettazione della falda, aumenta notevolmente l'attrattività del sito richiamando anche specie acquatiche.
Nelle cave abbandonate, la diminuzione del disturbo antropico favorisce ulteriormente l'insediamento stabile della fauna.
Misure di mitigazione
• Utilizzo di sistemi di deterrenza acustica
• Impiego di cannoncini a gas
• Uso di falchi addestrati
• Utilizzo di cani addestrati
• Monitoraggio regolare dell'avifauna
Lista dei gruppi specie associati a Cava
Piccioni, colombacci e tortore dal collare fanno parte del guppo Columbidi.
I piccioni sono animali semi-domestici, che utilizzano le infrastrutture artificiali per portare avanti le covate, che possono anche essere 5-10 l'anno!
La specie è particolarmente attratta dagli aeroporti perchè si nutre di semi e vegetazione che trova abbondantemente nelle aree verdi del sedime.
Diverso è il discorso per il colombaccio. Pesante quasi il doppio di un piccione, (mediamente 500 grammi), quest'uccello è demograficamente esploso negli ultimi vent'anni in tutt'Italia, arrivando a nidificare financo nelle periferie urbane e nei parchi pubblici. Anch'esso è attratto dai prati degli aeroporti, specie se si trovano nelle vicinanze di aree boscate e forestate, suo habitat di elezione.
La tortora dal collare, infine, è una specie invasiva che sta colonizzando tutte le aree dove è presente l'uomo, ma a differenza delle due specie differenti, tende a non aggregarsi e a condurre vita di coppia.
I Columbidi sono tra le specie più impattate dagli aeromobili, insieme a rondoni e gabbiani.
I Corvidi sono uccelli di medie dimensioni caratterizzati dall'essere molto adattabili in termini ambientali, potendo vivere praticamente ovunque.
La loro dieta è onnivora e sono distribuiti in tutta la penisola.
La maggior parte dei Corvidi è tendenzialmente sociale, vivendo in coppie (che si formano dopo un lungo corteggiamento e restano insieme per tutta la vita) o in stormi più o meno temporanei: molte specie si riuniscono in gruppi soprattutto durante la nidificazione o in corrispondenza di fonti di cibo particolarmente abbondanti (grossi alberi in frutto, carcasse di grandi animali, discariche), mostrando territorialità.
La cornacchia grigia è il corvide più comune all'interno degli aeroporti italiani, tuttavia gli impatti con gli aeromobili sono poco frequenti. La specie infatti, come tutti gli appartenenti alla famiglia, è dotata di spiccata intelligenza che gli permette di evitare i pericoli (aerei compresi) senza difficoltà. Ciò anche perchè sono animali longevi e stanziali, che conoscono alla perfezione il territorio in cui vivono.
La gazza ha solo recentemente colonizzato gli scali aeroportuali mentre la taccola, specie fortemente sociale, è meno attratta dal sedime.
La gran parte dei piccoli uccelli che frequentano gli aeroporti sono piccoli passeriformi. Si tratta di animali di piccolissime dimensioni che non sono in grado di arrecare danno agli aeromobili in caso di impatto, ma che comunque vengono regolarmente coinvolti nei bird strike.
L'allodola è certamente la specie più comune nelle aree erbose delle piste, insieme a quello che viene genericamente definito passero, ovvero la passera d'Italia (in Italia esistono anche la passera sarda, esclusivamente in Sardegna, la passera lagia, di ambiente steppico e roccioso e la passera mattugia, più legata alle aree boscose).
Soprattutto d'inverno si possono trovare anche stormi di cardellini e verdoni che frequentano le aree verdi in cerca di semi, mentre la ballerina bianca è una specie solitaria che frequenta le aree prative e pavimentate e nidifica all'interno delle infrastrutture aeroportuali.
Tra i Passeriformi rientrano anche le rondini e i balestrucci, trattati a parte insieme al rondone, i Corvidi, che rappresentano un caso a sè stante, e lo storno, a cui è stato dedicato un capitolo specifico, data la peculiarità della specie.
All'interno di questo gruppo rientrano tutti gli uccelli rapaci diurni (Accipitriformi e Falconiformi), tipicamente caratterizzati dal becco uncinato con una cera morbida che ospita le narici, e zampe forti dotate di artigli affilati ed un presa formidabile, grazie al primo dito opponibile. I rapaci sono quasi tutti carnivori e si nutrono prevalentemente di mammiferi e altri uccelli, ma anche di rettili, anfibi, pesci e invertebrati. Le dimensioni delle specie sono molto variabili: si va dal piccolo smeriglio che pesa appena 200 grammi, al grifone, che arriva a 10 chili. Generalmente si tratta di animali solitari, tranne quando sono in migrazione, che cacciano sorvolando tutti i tipi di ambiente in cerca di prede da catturare a terra, come fanno la poiana e il gheppio, o in volo, come fanno il falco pellegrino e il lodolaio.
Il gheppio è la specie di uccello rapace che più di tutte rientra nelle statistiche del birdstrike. Le motivazioni sono di natura particolare: da una parte è il falchetto più comune sul territorio italiano, dall'altro caccia sui prati e le aree verdi erbose, comuni in tutti gli aeroporti. Il più delle volte, però, non viene investito dagli aeromobili, ma ucciso dal jetblast dei motori, visto che vola solitamente a 2-3 metri da terra.
In questo gruppo vengono accomunati i rondoni e gli irundinidi (prevalentemente rondine e balestruccio), perché hanno dimensioni simili e si comportano in maniera analoga, volando sul sedime aeroportuale in cerca di insetti che catturano al volo.
La rondine è la specie che caccia a quote più basse (1-4 metri dal suolo), il balestruccio raggiunge quote intermedie (fino a 100 metri) mentre il rondone, specie esclusivamente aerea, può trovarsi anche 2-3000 metri di quota, soprattutto nelle ore notturne, visto che dorme in volo.
In Italia il rondone è la prima specie causa di wildlife strike, con oltre il 30% degli impatti totali negli ultimi 20 anni. Nonostante ciò non risultano, a livello nazionale, impatti con rondoni che abbiano causato danni particolari agli aeromobili.
La specie è migratrice e si stima che ogni anno oltre dieci milioni di rondoni attraversino l’Italia durante la migrazione. La presenza di alte concentrazioni di rondoni sulle piste degli aeroporti è un fenomeno frequente durante il periodo primaverile - estivo in particolare da aprile a luglio, quando tali uccelli sono presenti sul nostro territorio (il resto dell’anno la specie sverna in Africa equatoriale).
Lo storno è una specie di passeriforme altamente gregaria che vive in stormi molto numerosi, anche di migliaia di individui.
Generalemnte onnivoro si nutre sui prati e dorme in grandi posatoi (roost) notturni composti anche da decine di migliaia di individui.
In aeroporto la specie è pericolosa perchè essendo così gregaria può impattare anche con decine di individui tutti insieme, riuscendo a bloccare i motori di un aeromobile.
Le aree verdi entro il sedime sono una fonte trofica attrattiva per questa specie, ma anche i dormitori, generalmente posizionati su albero, possono creare problemi di sicurezza, soprattutto se a ridosso delle piste. Infine, anche il pendolarismo quotidiano degli stormi tra aree di alimentazione e aree dormitorio spesso in città, soprattutto durante i mesi invernali, quando milioni di storni nord-europei si radunano per svernare in Italia, può rappresentare un pericolo molto serio, anche perchè non è possibile deviare questi flussi. Nel 2008 uno stormo di circa 150 storni ha impattato a Ciampino un aeromobile in fase di atterraggio causando danni molto ingenti.